Ricordare, ricordare, ricordare. Sarebbe questo il messaggio che dovrebbe essere dato oggi, 27 gennaio 2008, nel nostro paese e nel mondo.
Riflettere sul significato delle persecuzioni del nazionalsocialismo durante e prima della II guerra Mondiale potrebbe sembrare ad alcuni anacronistico.
Ricordare, invece, serve perchè valori come eguaglianza, libertà, rispetto del diverso, che stanno alla base della società occidentale contemporanea, è facile vengano dilapidati, in momenti di crisi, per seguire il cosiddetto "uomo forte". Lo si è visto con il fascismo, lo si è visto con il nazionalsocialismo, lo si vede oggi con i trionfi (per fortuna momentanei) di movimenti populisti, razzisti ed intolleranti (Lega Nord, Vlaams Block, Front National, List Pym Fortuyn, Nazionaldemokratische Partei, Lega delle famiglie polacche, ecc...).
In secondo luogo sono tanti i luoghi nel mondo in cui elementari diritti umani non sono rispettati. I campi di concentramento del nazismo si sono rivisti negli anni 90 in Ex-Jugoslavia, ci sono ancora oggi in troppi paesi dell'Africa e dell'Asia e ci sono stati nei regimi sudamericani degli anni 60 e 70 (Argentina e Cile sono i casi più eclatanti). Pensiamo, comunque, che oggi sta per scoppiare una guerra etnica in Kenya, che è in atto una guerra civile in Pakistan, che in Birmania
non ci sono diritti elementari... Per non parlare di Ruanda, Burundi, Ex-Zaire.
Meritano, infine, un discorso a parte i paesi in cui è stata instaurata, ufficialmente o di fatto, la sharia islamica. In questi paesi uno dei gruppi più discriminati dalla Germania Nazista, gli omosessuali, vengono tuttora uccisi per il semplice fatto di esprimere il proprio NATURALE orientamento sessuale.
E proprio dell'homocaust vorrei parlare qui. Ieri e venerdì sono stato al Liceo Quadri a parlare di questa terribile vicenda storica, presentando il chiarissimo e scioccante documentario Paragrafo 175, che racconta le vicende di 7 omosessuali che erano stati nei campi di concentramento nazisti e che erano ancora vivi nel 1999. Il film nel 2000 ha vinto l'orso d'oro come miglior film-documentario al Festival di Berlino.
Il nazionalsocialismo si era posto l'obiettivo di ripulire la razza ariana dall'omosessualità. Una decisione nata dalla volontà di creare un popolo pronto a marciare e conquistare l'intero continente, un popolo che doveva fare figli, figli, figli. L'omosessualità era, quindi, un pericolo e veniva vista come una malattia che si sarebbe potuta diffondere.
La cosa folle e pazzesca è che la Germania pre-nazista era il paese al mondo, all'epoca, in cui era più diffusa la vita gay. La Berlino anni 20 aveva diversi locali gay e lesbici, esistevano pubblicazioni e libri, vi erano associazioni che si battevano per l'abolizione del paragrafo 175. Questo articolo del codice penale tedesco, fino all'arrivo del nazismo in realtà poco applicato, prevedeva il carcere per il "reato di omosessualità". Puniva l'atto sessuale compiuto tra due uomini.
All'arrivo del Nazismo, però, la società aperta e tollerante nei confronti degli omosessuali, sparì. In un mese la vita gay e lesbica di Berlino non esisteva più. Nel 1935 il paragrafo venne inasprito particolarmente: bastava un pettegolezzo per essere arrestati, non venivano più puniti solo gli atti ma anche il desiderio, semplici parole, gesti, atteggiamenti che riconducessero all'omosessualità. Si era in una situazione per la quale, come in generale fece il nazismo, la libertà del singolo veniva limitata in modo assoluto, annullata non solo negli aspetti esteriori ma anche nel profondo dell'anima. Un uomo doveva donarsi al Fuhrer e allo stato nazista, limitando i propri desideri, le proprie passioni, la propria umanità, la propria natura.
Il Nazismo prevedeva per gli omosessuali la cosiddetta rieducazione, ossia esperimenti scientifici efferati e per i più il campo di concentramento.
Dal 1935 al 1945 10000-15000 "triangolo rosa" vennero uccisi a Dachau, Birkenau, Auschwitz, ecc... . E', comunque, una cifra in difetto in quanto in questo numero non sono ricompresi gli omosessuali che erano anche ebrei o testimoni di geova e che quindi non venivano classificati, nei campi di concentramento, come gay. Inoltre l'omosessualità femminile non era ufficialmente perseguitata perchè sostanzialmente non veniva nemmeno considerata possibile. Le lesbiche, in realtà abbastanza, incarcerate e portate nei campi di concentramento, avevano un triangolo nero, ossia erano considerate persone asociali come le prostitute, i malati mentali, i tossicodipendenti.
La cosa veramente vergognosa e sconvolgente è che finito il nazismo gli omosessuali furono gli unici a cui non venne riconosciuto alcun indennizzo e riconoscimento formale da parte dello stato tedesco. Anzi molti omosessuali sopravvisuti vennero semplicemente spostati in carceri dello stato tedesco in quanto formalmente erano come altri criminali comuni.
Il paragrafo 175 fu tolto in Germania Ovest sono nel 1969 e nell'est nel 1968.
Lo stato tedesco, grazie anche al film sopra citato, riconoscerà agli omosessuali che erano stati nei campi di concentramento ed erano ancora vivi un indennizzo nel 2001 mentre l'anno seguente il parlamento tedesco chiese ufficialmente scusa alla comunità omosessuale.
Ricordare l'homocaust oggi serve per non abbassare le luci sulle tante discriminazioni contro gli omosessuali in tutto il mondo. Sono 70 i paesi in cui è presente un articolo che prevede ammende, pene fisiche o carcerazione per i rapporti tra due persone dello stesso sesso.
Sono 7,invece, i paesi in cui essere omosessuali vuol dire morire: Mauritania,Nigeria, Sudan, Yemen, Arabia Saudita, Iran e Afghanistan.
Alcuni link utili:
La pagina di Arcigay nazionale sull'homocaust
La pagina di Arcigay milano sull'homocaust
Il comunicato stampa di Aletheia
Il comunicato dei giovani democratici di vicenza
NUOVO SITO
domenica 27 gennaio 2008
Giornata della Memoria 2008
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Enrico Peroni
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mercoledì 9 gennaio 2008
PER UN CONFRONTO APERTO: LAICITA’, NUOVO CIVISMO E VALORE DELLA PERSONA
Ottima iniziativa di laici del partito democratico. Auspico che il primo seminario abbia risalto mediatico e lanci messaggi progressisti e avanzati anche sui temi dei diritti civili. Se vogliamo veramente costruire un partito democratico riformista ed europeo dobbiamo puntare moltissimo sul tema delle libertà personali e dei nuovi diritti, vera frontiera della laicità e della modernità di un paese occidentale nel nuovo millennio
PER UN CONFRONTO APERTO: LAICITA’, NUOVO CIVISMO E VALORE DELLA PERSONA
In pochissimi giorni e sfruttando il solo passaparola questa lettera, immaginata da alcuni di noi per promuovere un seminario aperto, è stata condivisa da un centinaio di persone. Altre hanno chiesto di conoscere il testo. Quello attuale è dunque un primo elenco di firme. Ringraziamo l’Unità per la sua attenzione che speriamo consentirà ad altre e altri di aderire all’iniziativa.
Si discute molto di laicità, diritti civili e temi ‘eticamente sensibili’. Lo si fa sui giornali, con saggi, nelle istituzioni, nei partiti. Lo fanno le religioni. Lo fa la Chiesa cattolica. E ovviamente la politica. Dico, Cus, testamento biologico, fecondazione assistita, interruzione volontaria della gravidanza, rispetto dell’orientamento sessuale e lotta all’omofobia, il grande capitolo della convivenza: da mesi sono alcuni temi del confronto politico e pubblico. Per molte ragioni è una discussione inevitabile. Quegli argomenti, infatti, alludono a domande di “senso” fondamentali per la democrazia e per l’autonomia della politica. Per classi dirigenti che sentano l’onere di contribuire a una nuova etica pubblica. Questa discussione ovviamente accompagna, e per certi versi scandisce, la nascita del Partito Democratico. Ne interroga scelte e cultura politica. Pensiamo sia una riflessione strategica per l’avvenire del progetto. E però scorgiamo una sovrapposizione di concetti che ci preoccupa. Il punto è che si scambia di frequente la richiesta di legittimi diritti civili per tematiche etiche. L’effetto è che l’estensione arbitraria, o comunque non sufficientemente argomentata, della sfera eticamente sensibile rende più confusa la discussione e la ricerca di un approdo condiviso anche dentro il centrosinistra. A questa difficoltà se ne somma una seconda legata al processo costituente del Partito Democratico. La riassumiamo così. Quale dev’essere, o può ragionevolmente diventare, l’equilibrio tra il pluralismo delle posizioni interne al nuovo partito e la scelta dei principi costitutivi che definiscono oggi la cultura politica delle Democratiche e dei Democratici? Su questo piano manifestiamo la nostra inquietudine. Guardiamo ad esempio con qualche timore a posizioni, certamente minoritarie nel Pd e nella società italiana, che restituiscono all’omosessualità una patente di malattia da curare, concetto abbandonato da tutte le democrazie occidentali anche in seguito alla chiara affermazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Più in generale viviamo come un limite la difficoltà del nuovo partito di elaborare sul terreno della cittadinanza, dei diritti e delle responsabilità del singolo, una chiave indispensabile della propria identità. Il che non equivale all’imposizione di un unico punto di vista su questioni complesse, ma esige appunto un chiarimento sul significato di termini decisivi per il vocabolario e l’azione del Pd, e dunque per la sua idea di progresso e modernità. Ne indichiamo alcuni. I diritti umani e civili. Il valore della persona, la sua libertà e responsabilità. L’autonomia femminile. L’indipendenza e il principio di precauzione della scienza, l’autonomia dei pazienti nella scelta delle terapie come indicato dalla Costituzione. La cittadinanza piena e il contrasto a ogni forma di discriminazione, sia essa di origine etnica, di genere, di appartenenza religiosa o culturale, di orientamento sessuale. Crediamo che questi temi siano determinanti per la crescita civile ed economica dell’Italia e sentiamo il dovere di alimentare questa discussione nel processo costituente del nuovo partito. Intendiamo farlo nel rispetto delle regole che il nuovo statuto definirà. Decideremo insieme se si tratterà di un forum, di un associazione o di altro. Ma è comunque sulla base di un’esigenza di confronto, approfondimento e chiarezza che abbiamo deciso di promuovere un primo seminario su questi temi e sul percorso da avviare nelle prossime settimane.
Barbara Pollastrini, Salvatore Veca, Miriam Mafai, Albertina Soliani, Sergio Staino, Alessandra Kustermann, Gianni Cuperlo, Bianca Beccalli, Carmen Leccardi, Furio Colombo, Ignazio Marino, Carlo Feltrinelli, Andrea Benedino, Valerio Zanone, Stefano Ceccanti, Fabrizio Onida, Francesca Zajczyk, Graziella Pagano, Franca Bimbi, Emilia De Biasi, Ivana Bartoletti, Cini Boeri, Marilena Adamo, Moni Ovadia, Stefano Boeri, Guido Calvi, Luigi Manconi, Tobia Zevi, Mercedes Bresso, Luciano Pizzetti, Salvatore Bragantini, Sergio Lo Giudice, Carlo Fontana, Giovanna Martano, Franca Chiaromonte, Sesa Amici, Stefano Fassina, Michele Rotondo, Marina Calloni, Magda Negri, Maria Fortuna Incostante, Fulvio Tessitore, Elio Matassi, Eva Cantarella, Ferruccio Capelli, Marilisa D’Amico, Carmelo Meazza, Paola Concia, Walter Tocci, Romana Bianchi, Fausto Raciti, Lidia Ravera, Agostino Fragai, Giovanna Borrello, Vittorio Sgaramella, Stefano Passigli, Daria Colombo, Khaled Fouad Allam, Brunella Celli, Alfonsina Rinaldi, Giovanna Rosa, Silvana Giuffrè, Manuela Ghizzoni, Marcella Marcelli, Bianca Gabrielli, Luigi Duse, Tiziana Agostini, Pina Fasciani, Vitantonio Ripoli, Rosanna Abbà, Sara Paladini, Valeria Ajovalasit, Massimiliano Panarari, Roberto Speranza, Antonio Ricci, Matteo Cazzulani, Stefano Draghi, Lucia Codurelli, Cinzia Fontana, Delia Murer, Rosa D’Amelio, Anna Palma Gasparrini, Gabriella Ercolini, Giovanni Colombo, Gianni Pittella, Roberto Cuillo, Susy Esposito, Anna Rossomando, Carole Beebe Tarantelli, Susanna Cenni, Ada Cremagnani, Rosalba Benzoni, Ada Lucia De Cesaris, Francesco Rossi, Eugenio Marino
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venerdì 28 dicembre 2007
Basta Binetti!
A lungo ho riflettutto su cosa scrivere a proposito dei continui e ripetuti strali della senatrice Binetti. Ne ho dibattuto in molti contesti, spero di aver cominciato a capire quale è la crudele strategia politica d'oltretevere.
Il tutto ha inizio con la spigolosa vicenda del voto contrario sulla fiducia al governo della senatrice solo perchè non intendeva difendere l'integrità fisica e morale di diverse minoranze maggiormente soggette a discriminazioni nel paese. Successivamente si sono poi scoperti errori nella formulazione della legge e probabilmente questa verrà recuperata in altra forma, come ha sostenuto lo stesso Veltroni in un recente intervento sulla Stampa.
In seguito a queste vicende, però, la donna del vaticano nel parlamento italiano, miss Binetti, ha cominciato a sparare intensamente le proprie cartucce di omofobia e di fascismo clericale anni 20.
La signora, sollecitata dall'inchiesta di un giornalista di Liberazione che si è intrufolato in un "corso di cura per omosessuali" di uno psicologo, tal Tonino Cantelmi, ha cominciato ad esplicitare il proprio pensiero. Prima sul Foglio, poi sul Corriere, infine sulla Stampa. In sostanza il Binetti-pensiero è «Fino agli anni '80 nei principali testi scientifici mondiali l'omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario».
Chiaramente, come sempre, sono le lobby gay (tra cui c'è da inserire l'associazione che presiedo, con la bellezza di 100 euro circa in cassa :D), tipico riferimento che può soggiungere in mente solo a chi già fa parte di una lobby (l'opus dei).
Le evidenze cliniche, comunque, esistono solo per una ristrettissima cerchia di psicologi clericali, smentiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che dal 17 maggio 1990 ha tolto l'omosessualità dal novero delle malattie. E permettetemi di dubitare di chi è intriso di ideologia rispetto al principale organo scientifico mondiale. E permettetemi di dire che la mia vita e quella di troppi amici gay e lesbiche è serena e senza alcun genere di problemi, tranne quelli derivanti dall'esterno, dagli omofobi. Forse è utile rispolverare, quindi, la vecchia frase che la vera malattia è quella degli omofobi.
Tornando alla senatrice e a chi la muove mi pare evidente che questa offensiva sia volta a fare in modo che Arcigay e molti cittadini laici del paese attacchino la Binetti pubblicamente, in modo da farle sostenere che i veri intolleranti, malati, cattivi e volenterosi di limitare la libertà di pensiero sono loro. Non lei, che esprime un libero pensiero.
Dovrebbe ricordarsi, fin da ora, che non esiste il libero pensiero di discriminare, offendere e umiliare.
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lunedì 10 dicembre 2007
Anti-omofobia si, anti-omofobia no. Il governo dei valzer.
Il 6 Dicembre 2007 il governo ha approvato il decreto sicurezza. In questo si prevede l’estensione della protezione contro i crimini d'odio, nella fattispecie per chi incita e commette atti di discriminazione, di violenza o atti di provocazione alla violenza per motivazioni di genere, etnia, religione, orientamento sessuale, identità di genere.
Sarebbe, di per sè, una storica vittoria del movimento GLBT italiano, un successo per l'Italia che colmerebbe uno dei tanti ritardi rispetto all'Europa.
Vorrei fare alcune considerazioni a proposito.
QUESTIONI POLITICHE
1.
2. La senatrice Binetti, inoltre, ha votato contro la fiducia al governo. Per molto meno Turigliatto è stato espulso da Rifondazione.
3. Il governo ha annunciato subito dopo il voto che la norma anti-omofobia verrà cancellata presto. Il governo ha compiuto un atto vergognoso, facendo approvare una legge e poi ritrattando immediatamente, su un tema fondamentale come è la violenza omofoba. Questo dimostra che la pistola puntata alla tempia di Prodi è principalmente quella dei cattolici reazionari.
4. La senatrice Binetti fa appello ai valori cattolici per spiegare il proprio voto contrario. Mi domando se faccia parte dei valori cattolici la mancanza di difesa dell'integrità fisica di alcuni cittadini? Capisco che un cattolico può avere dubbi sulle coppie di fatto o sulle adozioni a coppie gay e lesbiche. Ma non sulla difesa di cittadini indifesi dalla violenza.
Io ho avuto modo di conoscere (poco purtroppo) un altro cattolicesimo (grazie Damiano), quello compassionevole e sociale, quello che apre al diverso, non quello che chiude. Preferisco di molto il cattolicesimo da paese che quello delle altre prelature. Di questo parlerò un altro giorno in uno specifico messaggio.
La norma era stata scritta con il cul* e quindi giuridicamente non ha alcun valore. Per questo motivo non serve nemmeno che il governo la ritiri. Non ha alcuna validità.
QUESTIONE SOCIALE
Ho già scritto più volte e credo sia sotto gli occhi di tutti che la situazione della violenza omofoba è una piaga sociale al pari delle violenze razziste
Nel solo 2007, infatti, sono 6 i casi di omicidi causati da odio omofobo, decine i casi di violenze ( dei quali moltissimi non sono denunciati). Tra questi, nella nostra regione non sono da dimenticare due casi saliti alla ribalta della stampa nel maggio di quest’anno: il pestaggio di uno studente gay a Montebelluna (TV) e di un disabile omosessuale di 21 anni a Rovigo da parte di 11 ragazzi di estrema destra.
Sono moltissimi anche i casi di incitamento all’odio, come quando ad Agosto il Vice Sindaco di Treviso Gentilini ha dichiarato che “bisognerebbe fare una pulizia etnica dei culattoni”. Sono frasi irresponsabili che incitano alla violenza e addirittura ad uccidere altre persone.
Non è più possibile che lo stato italiano, a differenza di tutti gli altri stati europei, non tuteli i suoi cittadini più indifesi, le diverse minoranze che soffrono maggiormente di soprusi, sofferenze, violenze, omicidi!!!
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lunedì 26 novembre 2007
Basta con la violenza omofoba
L'altro ieri un ragazzo di 20 anni a Bari è stato bersaglio di un violento pestaggio da parte di 5 coetanei solo ed esclusivamente perchè omosessuale.
Le profonde discriminazioni contro gay e lesbiche in questo paese sono un reale problema sociale, troppo presente e forte in una società che si vuole dire civile e moderna. E' vergognoso il fatto che le opinioni di certi politici profondamente omofobi spingano nella direzione di un netto aumento delle discriminazioni nella società.
Non è, infatti, ammissibile che sia concesso che un sindaco di una città di 100000 abitanti, Treviso, possa dire impunemente che "bisognerebbe fare una pulizia etnica dei culattoni", che ministri della repubblica del precedente e dell'attuale governo sputino sentenze di una omofobia lacerante (da Calderoli alla Bindi, con le dovute differenze).
A differenza, quindi, di una realtà europea in cui l'omofobia, sicuramente ancora forte nelle persone più adulte e in certi strati della popolazione, viene stigmatizzata e condannata dalla classe politica, ci troviamo in Italia con una classe politica che offende, attacca, non si scusa e infine sembra quasi non interessarsi dei fenomeni di omofobia evidente, come quello di Bari.
Ci troviamo, proprio per questo, con un disegno di legge sull'estensione della legge Mancino ai reati d'odio perpetrati contro le persone per il loro orientamento sessuale e identità di genere bloccato dal Dicembre 2006 in parlamento, che è stato stralciato e che potrebbe essere inserito nel pacchetto sicurezza ma che ha una profondissima opposizione nei gruppi parlamentari di Lega Nord ed Alleanza Nazionale, che sembrano non interessati a punire maggiormente dei criminali che picchiano e offendono dei cittadini solo per una loro condizione.
Speriamo che la Sinistra continui a spingere perchè venga approvato in fretta questo progetto di legge e che il Partito Democratico incentivi la proposta con un sostegno forte e deciso. Dopo questo ultimo fatto non farlo sarebbe confermare una paura che la comunità omosessuale italiana si ripete ogni giorno, ossia che il Partito Democratico, a differenza degli altri partiti progressisti europei con un deciso profilo riformista, non sia capace di difenderci dagli attacchi di quella parte di società omofoba che ripetutamente spunta fuori. I dubbi, d'altronde, non sono casuali:ad Agosto l'attacco di Gentilini alla comunità gay - che ho citato sopra - non è stato nemmeno commentato dal PD.
Speriamo decisamente che qualche segno in controtendenza giunga Mercoledì in cui vi sarà la prima riunione dei gay democratici a Roma e a cui parteciperà un senatore del PD ma anche e soprattutto dalle azioni reali in Parlamento e nelle realtà locali. Per questo secondo aspetto c'è da dire che moltissimi comuni retti da maggioranze democratiche stanno approvando leggi contro le discriminazioni di natura omofobica e soprattutto leggi che tutelino le coppie di fatto (i cosidetti PACS alla padovana).
Democratici, facciamo qualcosa di riformista, difendiamo i diritti dei singoli e delle coppie omosessuali, come tutti gli altri partiti socialisti e liberali in Europa.
il cannocchiale
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domenica 21 ottobre 2007
CAMERA: SI ALLO STRALCIO DI STALKING E OMOFOBIA
Il 17 Ottobre la Camera dei Deputati ha approvato lo stralcio di legge su stalking (violenza sulle donne) e omofobia, approvandolo a grande maggioranza.
La legge ora verrà discussa in sede legislativa dalla Commissione Giustizia e in seguito passerà all'esame del Senato.
Di seguito i commenti dell'Onorevole Franco Grillini (PS) e di Arcigay.
ARCIGAY: Dobbiamo esprimere soddisfazione per il fatto che oggi la Camera dei Deputati a larga maggioranza (hanno votato contro solo la Lega e La Destra di Storace) ha dato via libera alla corsia preferenziale alla commissione Giustizia di due importantissimi argomenti.
Le questioni stralciate dal pacchetto antiviolenza sono lo stalking e l'estensione della legge Mancino ai reati d'odio perpetrati contro le persone per il loro orientamento sessuale e identità di genere.
Questo risultato è stato possibile grazie al lavoro paziente di tutti i deputati lgbt (lesbiche, gay, bisessuli e trangender), del Ministro Barbara Pollastrini, dei gruppi della sinistra e del presidente della Commissione Giustizia della Camera Pino Pisicchio. Ringraziamo inoltre i gruppi parlamentari del centro destra che hanno voluto con il loro voto dare un segnale di civiltà e di responsabilità civile coerentemente come avviene in quasi tutti i paesi d'Europa. La lotta contro la violenza sessuale alle donne e contro i crimini d'odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali da la misura di quanto una democrazia sia matura e attenta ad affrontare con serietà la tutela di ogni cittadina e di ogni cittadino.
Ci auguriamo che ora, visto il voto in aula, la commissione giustizia possa fra poche settimane discutere e approvare in sede legislativa questi due importanti provvedimenti. Confidiamo infine che anche al Senato si possa riproporre l'ampia maggioranza trasversale che è emersa alla Camera su argomenti che consentono al Parlamento italiano di fare un passo verso l'Europa.
GRILLINI(Partito Socialista): Oggi il parlamento ha votato a grande maggioranza lo stralcio del pacchetto anti-violenza del Governo relativo agli articoli 13 e 18 su stalking (molestia insistente) e omofobia.
Intervenendo in Parlamento, Franco Grillini, ha respinto le accuse della Lega che lo volevano ricattatore della Commissione Giustizia e della Camera per la richiesta di scorporo e l'abbinamento dei due articoli.
"In realtà - ha detto Grillini - si trattava di non fare una graduatoria tra reato e reato, tra violenza e violenza".
"Omofobia e stalking infatti - continua il parlamentare - rappresentano una urgenza ed era necessaria una discussione rapida per dare un segnale che anche al nostro paese che deve tenere il passo degli altri paesi, che hanno già approvato legislazioni contro la violenza agli omosessuali e alle donne".
"Lo stralcio - conclude Grillini - significa che sia il nuovo reato di molestia insistente che quello di omofobia, verranno discussi in sede legislativa direttamente nella Commissione giustizia e che sarà possibile l'approvazione entro l'anno".
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