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domenica 6 gennaio 2008

Finiscono le feste, inizia la campagna elettorale?

Il direttore del giornale di Vicenza quest'anno ha, a vostra scelta, mangiato un cattivo panettone o passato delle vacanze poco serene.
Nell'ultimo giorno di vacanze, infatti, mentre i cittadini si riversano nelle piazze a cercare il colpo grosso nei saldi di fine stagione, lui è costretto da qualche potente forza e/o da qualche passione di cui ignoro l'origine ad attaccare il Partito Democratico e uno dei più probabili candidati dello stesso alle elezioni comunali, ossia l'ottimo Achille Variati .

Argomentazioni abbastanza futili, per la verità, dato che sostiene che un dirigente politico locale che si spende contro una decisione piovuta da Roma debba dimettersi dal proprio partito per via di una posizione non condivisa con il partito politico a livello nazionale.


Antonacci scorda completamente che le vecchie dirigenze dei Ds e della Margherita, a livello cittadino e provinciale, hanno sostenuto il No alla costruzione della base americana, con poche (non lodevoli) eccezioni.

Dal Partito Democratico Vicentino, quindi, dovrebbero dimettersi tutti, ad esclusione forse di qualche suo amico? Mi pare sia un azzardo una dichiarazione di questo tipo perchè fa scoprire, a chi un attimo conosce come funziona questa città, in modo palese volontà, idee e posizioni politiche di alcuni gruppi di pressione che nel territorio berico mi pare abbiano proprio deciso di oltrepassare un certo livello con un'arroganza un pochino esagerata.


Potete trovare il comunicato stampa dei Giovani Democratici sul tema al seguente link.

Per leggere l'editoriale di Giulio Antonacci in cui viene criticata la posizione di Achille Variati in merito alla vicenda Dal Molin e per commentarlo potete cliccare qui .

mercoledì 28 febbraio 2007

Ritiro Autosospensione - Documento Unitario del Gruppo degli Autosospesi

A supporto della mia decisione di ritirare l'autosospensione vi è anche il documento unitario del gruppo di autosospesi, che è qui di seguito!

I fatti politici intervenuti dalla data dell’autosospensione di molti iscritti, vanno incontro e corrispondono alle esigenze sollevate con la nostra sofferta decisione. In questi mesi infatti si è allacciato un dialogo con i diversi livelli dirigenti del partito che deve proseguire. Attraverso il dialogo e nel rispetto delle posizioni, è emersa una maggiore considerazione circa la netta contrarietà dei Ds di Vicenza e dell’Unione, alla costruzione della nuova base militare Usa al Dal Molin, nel cuore stesso della città.
La riunione provinciale del 1° febbraio scorso, a cui hanno partecipato, oltre al nuovo segretario regionale l’on. Naccarato, il coordinatore della segreteria nazionale Maurizio Migliavacca e il responsabile della politica estera Luciano Vecchi, è stato un segnale di attenzione importante da valutarsi positivamente. Proprio Migliavacca, nelle sue conclusioni, ha espresso il proprio favore alle iniziative dei ds in corso contro la base Usa al Dal Molin. Questi segnali di attenzione da parte della dirigenza nazionale del nostro partito e gli atti conseguenti, come il documento regionale (dal titolo: Ds del Veneto “No all’allargamento –Sì al referendum. Noi ci saremo”) e la partecipazione al corteo dei centomila di sabato 17 febbraio, riconfermano la correttezza delle nostre posizioni sulla vicenda Dal Molin, che non sarà di breve durata e che dovrà vedere i Ds fortemente schierati nella difesa degli interessi della città e dei suoi abitanti.
In questo senso è stata importante la costituzione del comitato dei parlamentari (120 firmatari) per i l No promosso dai parlamentari dell’Ulivo di Vicenza.
Oltre alle denunciate gravi responsabilità del centrodestra e del sindaco Hullweck, in accordo con il precedente governo Berlusconi nell’aver occultato per anni la disponibilità data alla realizzazione del progetto Dal Molin, vi è stata anche da parte di alcuni settori della compagine governativa una grave sottovalutazione di questa nuova base a Vicenza, che causerebbe, se realizzata, devastanti effetti sul piano ambientale, urbanistico e sociale. Tali da influire grandemente e negativamente sulla qualità della vita delle persone, la loro vivibilità nel comune capoluogo e nei comuni limitrofi, in primis in quello di Caldogno, ma non solo. Per l’oggi e per il domani, e nei decenni a venire per le future generazioni.
Nel ribadire il No al Dal Molin, si conferma la necessità urgente di effettuare, in qualunque modo, il Referendum consultivo della popolazione, per ottenere il quale, dopo il rifiuto da parte del sindaco, il nostro partito dovrà battersi nelle istituzioni e nella società a fianco dei cittadini.
I problemi sollevati dimostrano che c’è bisogno di una maggiore partecipazione democratica, ed è forte l’esigenza di fare piena luce sul nuovo insediamento militare e sulle servitù militari esistenti nel nostro paese, per le quali è indispensabile indire una Conferenza nazionale in linea con il programma dell’Unione.
Altresì è opportuno intervenire anche per il rispetto delle libertà sindacali che, ancora oggi nel XXI secolo, sono fortemente limitate per i lavoratori italiani impiegati all’interno delle basi Usa in Italia, con una veto odioso nei confronti di Cgil e Ugl.
Chiediamo inoltre al governo che venga rivisto lo status giuridico delle truppe americane presenti in territorio italiano ( l’esempio della tragedia del Cermis in cui persero la vita una ventina di persone e la conseguente sottrazione del caso alla giurisdizione italiana richiama ancor più questa esigenza).
La crisi di governo, che speriamo si risolva positivamente fin dalla prossima scadenza di mercoledì, ci spinge ad assumere con rinnovata forza e responsabilmente l’impegno nel partito.
Noi crediamo infatti che è anche nostra responsabilità, in questo difficile momento per il governo di Centrosinistra, mantenere l’unità del partito, valorizzando i segnali di discontinuità rispetto al governo Berlusconi, sia in politica estera sia nelle riforme attuate e da attuare per il rilancio del paese.
Riteniamo in ogni caso che il contributo di passione e lotta civile di tanti cittadini e iscritti che qui a Vicenza si stanno opponendo alla costruzione della nuova base militare, debba essere valorizzato pienamente dal nostro partito. Chi in questi giorni liquida come estremismo irresponsabile l’impegno di tanti iscritti e dirigenti dei ds e dell’Unione, di tanti cittadini di Vicenza e non, nell’opposizione alla nuova base, non ha capito, né vuole capire, la portata di un movimento democratico e popolare di partecipazione “dal basso”, unico nella storia della nostra città.
I compagni e le compagne pertanto ritirano l’autosospensione per riprendere e rilanciare l’impegno anche all’interno del partito a tutti i livelli, e intendono portare avanti questa battaglia di civiltà in stretto rapporto con i comitati dei cittadini e tutta l’Unione.

lunedì 26 febbraio 2007

Ritiro Autosospensione dal Partito

In occasione della Direzione Provinciale riunitasi in data 19 Gennaio 2007 decisi, a titolo strettamente personale e al fine di manifestare il mio dissenso alla decisione del Governo di autorizzare la costruzione della base USA al Dal Molin, di auto-sospendermi dal partito.
Ciò che chiedevo al partito era un cambio di rotta, un maggiore interessamento ed impegno ad ascoltare gli iscritti di Vicenza con l’invio di un compagno dal nazionale e azioni concrete e costruttive di dissenso nei confronti della decisione del governo. Contestavo un mancato interessamento nei mesi precedenti.
Le azioni che richiedevo sono giunte sia dal Segretario Regionale Alessandro Naccarato che dalla stessa Segreteria Nazionale che ha inviato i compagni Luciano Vecchi e Maurizio Migliavacca in una successiva riunione. Inoltre la partecipazione alla manifestazione del 17 Febbraio ha palesato un impegno concreto e reale del partito a livello regionale.
Mantenendo la mia posizione critica nei confronti della costruzione della base ritengo l’azione del partito soddisfacente, per i motivi sopra elencati, al fine di ritirare la mia auto-sospensione.

lunedì 19 febbraio 2007

Vicenza, questa sconosciuta

Per parlare della reazione di una città ad un evento bisogna prima conoscerla, conoscerne i cittadini, i loro usi ed i loro costumi.
Vicenza, città di gente a lungo considerata tranquilla, pacifica, timida, lavoratrice, riservata, conservatrice e profondamente influenzata dalla religione cattolica. Tutti caratteri veritieri, anche se due elementi sono spesso dimenticati.
Una città così moderata, tranquilla ha degli scatti d’orgoglio, così come ogni persona buona quando si arrabbia lo fa con una veemenza particolare.
In secondo luogo quella “città composta” che fu è ormai sempre più parte di quella trasformazione del Nord Est, del post-industrialismo, dell’immigrazione di massa, della secolarizzazione delle menti ma non delle istituzioni.
Questi caratteri della città di Vicenza(si può dire del Nuovo Nord Est) sono, però, sconosciuti a chi attualmente governa questo paese, un centrosinistra che non ha uomini politici capaci di capire il Veneto profondo, la sua anima post-cattolica, post-industriale, i limiti e le possibilità del cosiddetto Modello Nord Est, la non integrazione nello Stato Italiano.
I veneti, per mille motivi storici, sociali, politologici hanno avuto nella Chiesa Cattolica (non nella Democrazia Cristiana) l’unico tramite con la Politica, con lo Stato.
Finiti l’interesse e le possibilità per la Chiesa di essere tramite tra Stato e cittadini veneti, questi cittadini non si sono sentiti parte di qualcosa che è sempre stato lontano. E’ mancato un collegamento, un passaggio ed è esploso il “venetismo” (il leghismo era una maschera, tra l’altro scomoda e fastidiosa). La reazione dello Stato, ed in particolare di una Sinistra che non si è mai radicata ( e non ha potuto/voluto radicarsi) nelle terre che furono della Serenissima, fu confusa perché non furono compresi i fenomeni che muovevano quella terra ricca e particolare, quel Nord Est che non era mai stato (e ancora è) così lontano da Roma.
Non è quindi sorprendente che diversi Ministri della Repubblica abbiano fatto interventi a sproposito sui vicentini, su Vicenza, in occasione della manifestazione per il NO alla base americana all’aereoporto Dal Molin.
E’ interessate sottolineare come in questa occasione siano nate delle reazioni alla costruzione della base veramente forti, decise, popolari, di pura (e preoccupante) anti-politica che hanno mosso persone di una eterogeneità incredibile.
E nessuna forza partitica è veramente riuscita a comprendere queste reazioni, a stare dentro al processo, a rapportarsi con i cittadini. Questo è dovuto ad almeno tre motivazioni.
La prima è il generale scollamento tra società reale e politica, ravvisabile in tutta la società italiana e particolarmente intenso in quella veneta.
La seconda è l’incapacità dei partiti di centrosinistra di essere tramite di proposta politica, dato che il dibattito e il confronto sono ormai elementi esterni ed accessori nella concezione un po’ assurda della politica che contraddistingue la classe dirigente della coalizione di governo.
La terza è la necessità di conoscere una città, di abitarla e viverla. Purtroppo anche le dirigenze locali di alcuni partiti vivono in un mondo parallelo, fatto di liste elettorali, poltrone, nuovi partiti dove non si ascoltano e mancano completamente all’ordine del giorno le necessità reali di una società.
E’ solo conoscendo una città, infatti, che si può capire dove sta andando, cosa vuole.
Questo sarebbe stato utile al governo Prodi ed ancor prima al Sindaco Hullweck, probabilmente entrambi incapaci di capire una città che non è più quella città che passivamente accetta ciò che, mediato dalla Chiesa, dicevano i governanti. E’ una città dinamica e varia, che vuole essere ascoltata e considerata, una città che reagisce a quelli che considera soprusi. Vicenza è una città moderna, il Veneto è moderno (e secolarizzato). Forse questo più di qualcuno non l’ha capito e rimane ancorato al pensiero che questa regione sia un angolino ricco, ignorante, un po’ ribelle ed incapace di indignarsi del paese italiano. Non è più così, ed è ora che questo divenga un elemento fondamentale sia per la formazione di programmi elettorali (con particolare attenzione all’elemento della qualità della vita, ormai sempre più centrale nella mentalità dei cittadini veneti) che per la prassi del rapporto tra Governo e cittadini veneti, infinita questione mai adeguatamente indagata e quindi mai risolta.

sabato 17 febbraio 2007

+ di 100000

Almeno 100000 persone, tantissimi cittadini vicentini, la CGIL da tutta Italia, PRC, PDCi,Verdi, Ds(del veneto), Margherita(del veneto), Arci, ecc ecc eccUna manifestazione pacifica e colorata alla faccia di Francesco Rutelli, mister manganelli, e Giuliano Amato.
Una manifestazione che dimostra che i cittadini sono stufi delle imposizione di sindaci e governi che non si chiedono dei problemi della città.
Una manifestazione di tanta brava gente, in cui i no global erano solo una piccola parte, in cui escono sconfitti anche i partiti moderati dell'Unione, che non sono stati nel processo reale della società. Infatti, tutti gli iscritti Ds e Dl erano in piazza, ma si tenevano alla larga dalle bandiere del proprio partito. Una cosa triste ma da ammettere.
Una manifestazione ,quindi, in cui a farla da padrone sono state LE FAMIGLIE, LA GENTE, IL POPOLO (e una straordinaria CGIL).
Una grande manifestazione, la manifestazione di una città, un paese che pone questioni non piu prorogabili:
- gli accordi internazionali di 60 anni fa con gli USA vanno ridefiniti. In particolare la questione delle basi straniere su uno stato che "ripudia la guerra" è una questione centrale.
- i giganteschi problemi ambientali, urbanistici, viabilistici della base devono essere presi in considerazione
- il contatto tra società reale e politica è sempre piu flebile, quasi inesistente. Bisogna ricreare un modo affinchè i partiti siano veicoli di dibattito e confronto interno al fine di produrre politiche che rispondano alle vere esigenze del paese e allo stesso tempo deve essere posto come valore assoluto quello dell'ascolto dei cittadini di una comunità locale.

NO ALLA BASE!!! NO ALLA BASE!!!

SI AL POPOLO DI VICENZA!!!

domenica 11 febbraio 2007

I Ds del Veneto: "NO ALL'ALLARGAMENTO, SI' AL REFERENDUM"


Comunicato Stampa Democratici di Sinistra del Veneto



Convocata ieri sera a Mestre la direzione regionale della Quercia.

CASO “DAL MOLIN”. I DS DEL VENETO: “NO ALL’ALLARGAMENTO, SI’ AL REFERENDUM”

Il segretario regionale Alessandro Naccarato: “Fondamentale la coesione di tutto il centrosinistra. Il 17 febbraio noi ci saremo”.


La questione dell’allargamento della base statunitense Dal Molin di Vicenza è stata al centro di un dibattito che la direzione regionale dei Democratici di Sinistra del Veneto ha tenuto ieri sera nel corso di una riunione convocata a Mestre nella sede dell’Unione regionale.

I Ds veneti ribadiscono in primo luogo le valutazioni negative circa l’ipotesi di ampliare la base militare, sottolineando al contempo la necessità di aprire una vertenza politica forte nei confronti dell’amministrazione comunale vicentina, che nella vicenda Dal Molin ha pesanti responsabilità, visto l’esito del voto in consiglio comunale che di fatto ha spianato la strada al progetto dell’ampliamento. Pesanti responsabilità che il centrodestra si è analogamente assunto anche in sede di comitato congiunto tra Ministero della Difesa e Regione Veneto.

La via più diretta e democratica che deve essere intrapresa per esercitare una netta opposizione a tutto questo, resta quella del referendum consultivo, dando così modo ai cittadini del capoluogo berico di esprimere liberamente la propria opinione su una questione di così grande importanza per il futuro del loro territorio.

“La necessità di tenere un referendum a Vicenza - sottolinea il segretario regionale DS, Alessandro Naccarato – deriva dall’importanza delle comunità locali in decisioni così importanti. Esiste il precedente de La Maddalena, in Sardegna, dove la smobilitazione della base militare Usa è stata fortemente voluta dalla comunità locale e dalla Regione, e questo ha reso possibile un’azione del governo in questa direzione”.

La direzione regionale diessina ha inoltre deciso unitariamente di prendere parte, con forme e modi da costruire nei prossimi giorni, alla manifestazione che si terrà a Vicenza il prossimo 17 febbraio.
In particolare la presenza dei DS alla manifestazione avrà due motivazioni e due obiettivi di fondo.

In primo luogo dare sostegno e stare in sintonia con quella parte di popolazione che, senza esprimere sentimenti di antiamericanismo, guarda con grande preoccupazione all’ipotesi dell’allargamento della base militare. In secondo luogo i DS vedono nella manifestazione del 17 febbraio l’occasione per ribadire, e porre sul tavolo dei rappresentanti di governo, la necessità di indire il referendum.

“Una partecipazione la nostra – spiega ancora Naccarato – che vogliamo avvenga in modo unitario a tutto il centrosinistra, Cgil e Arci comprese. Sulla questione Dal Molin sarebbe un errore madornale avere un centrosinistro unito a livello nazionale e contemporaneamente diviso a Vicenza. Per questo vogliamo partecipare assieme a tutti gli altri alla manifestazione, portando contenuti che non saranno antigovernativi e che saranno soprattutto non-violenti”.

Il 17 noi ci saremo!


Sinistra Giovanile Vicenza - Comunicato Stampa per l'adesione alla Manifestazione del 17 Febbraio

La Sinistra Giovanile di Vicenza ribadisce la propria contrarietà alla base militare americana al Dal Molin e crede che le responsabilità principali stiano in coloro che hanno ideato, portato avanti, sostenuto e allo stesso tempo nascosto alla cittadinanza il piano della nuova base, ossia il Sindaco Hullweck e il precedente esecutivo Berlusconi e in particolare l’ex Ministro della Difesa Martino.
Allo stesso tempo, però, riteniamo profondamente sbagliata la decisione del governo Prodi di autorizzare il progetto. La decisione è stata presa in modo elitario e non si è intavolata una discussione con la cittadinanza, il Parlamento, parti dello stesso governo. Inoltre la metodologia di comunicazione della scelta, avvenuta da un paese estero, ha lasciato parecchio a desiderare.
Nonostante la scelta paia definitiva crediamo fortemente che la battaglia affinché la base non venga costruita sia da combattere, pacificamente e democraticamente, fino all’ultimo momento.
Non possiamo esimerci dal fatto di essere una forza pacifista. Una forza che faccia una politica che ponga il confronto, la discussione, la dialettica, il dibattito con i cittadini come un fine fondamentale della propria azione. Ascoltando i cittadini di Vicenza, infatti, è palese che la città è a grande maggioranza contro la base.
Crediamo, per questo motivo, sia decisiva l’adesione alla manifestazione nazionale, insieme all’Ulivo e a tutti i partiti dell’Unione, del 17 Febbraio 2007 a Vicenza contro la base, in collaborazione e sulla base della piattaforma che hanno proposto Arci, Cgil e Comitati del NO al Dal Molin
In secondo luogo crediamo che il referendum istituzionale sia ancora la soluzione migliore. In alternativa riteniamo positiva anche la proposta di un referendum indetto dai Comitati, qualora perdurasse l’ostracismo politico del Sindaco di questa città, che continua a ferire la democrazia non ascoltando la richiesta dei cittadini di potersi esprimere su una scelta cosi’ importante.
Auspichiamo che qualora la partecipazione alla manifestazione e al referendum siano massicce il nostro Governo prenda atto delle scelte della popolazione vicentina e da queste valuti attentamente la scelta operata.

lunedì 5 febbraio 2007

AUTOSOSPESO DAI DS. DAL PARTITO ATTENDO UNA RISPOSTA CONCRETA

Caro amico e cara amica,
oggi, 19 gennaio 2007, in occasione della Direzione Provinciale dei Ds, di cui sono membro, mi sono autosospeso dal partito in cui milito da tre anni.
Questa decisione è legata all'assurda e vergognosa scelta del governo di "non opporsi" alla nuova base militare americana al Dal Molin. Una scelta sbagliata, in cui il governo ha commesso enormi errori nell'intera gestione della vicenda, culminata con il più grave degli errori, il Si a questo sciagurato progetto.
Un Si ad un progetto che creerà giganteschi problemi ambientali, urbanistici, viabilistici, sociali, politici e che va nella direzione opposta del programma dell'Unione in cui si dichiara che "Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali." La base americana non è un interesse nazionale e le popolazioni locali non sono state consultate!
Sicuramente la colpa principale è del precedente esecutivo e del Sindaco della città. Sono loro che hanno ideato, lanciato e portato avanti il vergognoso progetto ed allo stesso tempo lo hanno nascosto alla popolazione per ben due anni.

Bisogna, però, sottolineare in modo adeguato il comportamento e gli errori del governo.
Dal 31 Maggio ad oggi sono state 7 le interrogazioni fatte da parlamentari di centrosinistra (Lalla Trupia e Laura Fincato in primis, ma non solo) e in tutte queste il governo , e in particolare in quelle in cui ha parlato il ministro Parisi, ha risposto che non c'erano accordi definitivi sulla base.
Abbiamo poi scoperto, con un editto rumeno e poi bulgaro, fatto senza parlare nel governo, fatto senza parlare al Parlamento, fatto senza sentire i cittadini, che il Premier Romano Prodi ha asserito che la base si farà. E che questa è una decisione DEFINITIVA, perchè decisione fatta dal precedente governo.Mi domando, allora, se il governo ci ha mentito per 7 mesi in quanto vi erano già trattati vincolanti di politica estera oppure la decisione definitiva per il SI è stata proprio dell'attuale esecutivo.
In tutto questo noi DS della città di Vicenza siamo sempre stati vicini alla gente, dentro i comitati, per un'azione contro la base . Ma dal nazionale nemmeno una sillaba per sostenerci o informarci che le decisioni erano altre. Inviarci qualcuno dal nazionale, come si fa in un paritto serio? NO, assolutamente niente! Per fortuna alla recente Direzione Provinciale e qualche giorno prima sulla stampa il compagno Segretario Regionale Alessandro Naccarato ha dimostrato di agire in modo deciso e serio, dichiarandosi più volte contrario e negativamente stupito dalla decisione del Governo.
Decido , comunque, di autosospendermi per rimanere a lottare tra i miei concittadini e per manifestare la mia profonda insofferenza agli organi superiori del mio partito.
Ritratterò la mia posizione quando noterò un'azione politica concreta del mio partito, un cambio di rotta. Un'azione che preveda , come minimo, l'invio di una delegazione o di un compagno del nazionale per spiegarci quali siano state le motivazioni della scelta e quali le future possibilità di azione.
Auspico il sostegno delle dirgenze locali Ds alle iniziative PACIFICHE e DEMOCRATICHE di battaglia contro la base. In questo senso, inoltre, continuo a vedere come soluzione vera e positiva la convocazione di un referendum cittadino.

Ho sempre creduto in una politica fatta di valori, di progetti. Una politica che ponga il confronto, la discussione, la dialettica, il dibattito con i cittadini come un fine fondamentale della propria azione. Non smetterò di crederci ora, in un momento così complesso della mia attività politica . Anzi, è in questo momento difficile che voglio ribardire con forza che per me il fare politica è e sempre rimarrà ascoltare i cittadini e lavorare per i cittadini!